Il nuovo contratto apre le porte alla contrattazione per introdurre regole per garantire il benessere anche psicofisico e organizzativo del lavoro del docente. I sintomi spesso trascurati? Le assenze, i conflitti con colleghi e genitori, l’aggressività verso gli alunni

Depressione, ipertensione vascolare, disturbi del sonno, abuso di sostanze, assenteismo, alcolismo, fino a veri e proprio disturbi mentali. Eccole alcune reazioni acute dello stress da lavoro correlato, una delle malattie più diffuse tra gli insegnanti. Sempre più oberati, sottoconsiderati, addirittura bullizzati, come dimostrano le cronache di questi giorni, i docenti rischiano e di andare incontro a disturbi serissimi. Sono tra le categorie- dati Istat 2013- maggiormente esposte a tempistiche di lavoro pesanti, carichi di lavoro eccessivi sul luogo di lavoro e rischi psicologici: il 28,1%, uno su 4, più della media nazionale, che si ferma al 25%, che dagli psicologi viene considerato comunque un livello già alto. I lavoratori della scuola risultano più stressati di ristoratori, impiegati e agricoltori. Con costi enormi per la collettività: è stato calcolato che in Unione Europea i costi legati allo stress ammontino a circa 20 miliardi. In termini di costi umani, il 16% delle malattie cardiovascolari negli uomini e il 22% nelle donne sono dovute a stress da lavoro.

I sintomi dei prof «esauriti»

Il carico di tensioni e di ansie legate alla professione dell’insegnamento è sotto gli occhi di tutti. Ma quanto incide effettivamente lo stress nel mondo degli insegnanti? «Nel caso della scuola, pur essendo le problematiche legate ai problemi psichici tra i primi posti per incidenza tra le malattie, non è mai stato né misurato né considerato», spiega il prof. Mario Sellini, psicologo, psicoterapeuta e segretario generale della Confederazione dei dirigenti e professionisti della Repubblica, esperto di politica professionale. «Secondo il codice civile il datore di lavoro è tenuto a garantire la salute fisica e morale dei propri dipendenti. Eppure nelle scuole si preoccupano più della salute fisica, della sicurezza delle aule e l’aspetto psicologico passa in secondo piano. È la scuola che dovrebbe garantire tutte le condizioni per poter lavorare in tranquillità ma in realtà sono pochissimi gli istituti che ci chiamano per verificare casi di stress correlato». I sintomi? «Esistono alcuni indicatori sentinella che non devono essere trascurati. Dietro all’assenteismo di un docente, provvedimenti disciplinari a suo carico e una conflittualità diffusa con i colleghi possono celarsi segnali di un malessere ben più grave. Il senso di inadeguatezza può trasformarsi in ansia e depressione. L’aggressività dei docenti nei confronti degli alunni è spesso solo sinonimo di insicurezza. E i conflitti sempre più frequenti coin i genitori fanno avanzare la frontiera del disagio». Perché allora non viene misurato lo stress dei docenti? «Abbiamo una legge che lo impone da dieci anni. Finora ostacolata dal timore che gli insegnanti potessero essere sottoposti a colloqui di massa- spiega Sellini- In realtà non è così: la diagnosi non passa dai docenti, ma dalle strutture dove lavorano e che creano le condizioni tali da sottoporre poi gli insegnanti allo stress. Con questa diagnosi potremmo migliorare anche le condizioni contrattuali: ad esempio un docente di 63-64 anni che non può andare ancora in pensione può essere messo in segreteria, invece che in classe dove lo stress del lavoro con gli studenti può diventare per lui complesso».

I rimedi? Nel nuovo contratto

Dobbiamo curare una scuola malata? «Non possiamo parlare di scuola malata- ridimensiona Maddalena Gissi, segretaria Cisl Scuola- ma affaticata sì. Troppa burocrazia e un clima sociale ostile hanno influenzato negativamente lo stato di salute dei docenti e di tutto il personale della scuola, dirigenti e Ata. Le numerose assenze che vengono rilevate dall’Istat devono far riflettere». Ma il contratto della scuola appena firmato potrebbe aprire scenari nuovi? «Si apre una negoziazione importante sul piano del benessere organizzativo e scolastico- conferma Gissi- Come organizzazioni sindacali avremo cura di rilevare lo stress con idonei strumenti e significativi interventi». Ad esempio? Alternanza nei turni, assegnazione ad attività di non insegnamento, diritto alla disconnessione, ma anche periodi sabatici. «Si può fare molto – conclude Gissi – e si deve fare tanto per rasserenare il clima organizzativo ma abbiamo bisogno di un’attenzione particolare perché la scuola svolge un ruolo nevralgico per lo sviluppo del Paese e non possiamo trascurare lo stato di salute dei suoi attori principali».

di Valentina Santarpia corriere.it