Quale futuro per maestre e maestri con diploma magistrale? Il Partito Democratico chiede un piano di salvataggio.

Sono giorni di sciopero della fameper i maestri con diploma magistrale che rischiano il licenziamento dal momento che il Consiglio di Stato – riunito in adunanza plenaria il 20 dicembre scorso – ha stabilito che il loro titolo non è abilitante all’insegnamento nella scuola primaria.

Sciopero che andrà avanti fino a quando il Governo ad interim guidato da Paolo Gentiloni non ascolterà il loro appello avviando una commissione speciale parlamentare con il compito di individuare una soluzione per questa spiacevole situazione.

A tal proposito in questi giorni diversi parlamentari ed esponenti delle più importanti forze politiche in campo si sono espressi in favore dei maestri con diploma magistrale, chiedendo per loro un piano di salvataggio. Dopo Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle – il quale ha chiesto un’interrogazione per la Ministra dell’Istruzione Fedeli così da capire quali misure intende approvare – è arrivato anche l’appello del Partito Democratico.

Nel dettaglio è stata Debora Serracchiani a scrivere un appello al capogruppo alla Camera per il Partito Democratico – Graziano Del Rio – chiedendogli di fare qualcosa affinché il Parlamento possa “farsi carico nei tempi più brevi dell’avvio di un iter prioritario volto a individuare soluzioni durature capaci di contemperare le aspettative di chi è coinvolto nei ricorsi, i diritti di coloro che si sono laureati in scienze della formazione primaria, e non ultimi i bimbi e i loro genitori, che hanno il diritto di trovare in classe gli insegnanti”.

Dopo giorni di silenzio, quindi, anche il Partito Democratico scende in campo in favore di quei maestri che dopo anni di servizio nelle scuole rischiano di trovarsi improvvisamente senza un lavoro.

Serracchiani: “Recuperiamo il rapporto con gli insegnanti

Non è un segreto che una buona parte della sconfitta del Partito Democratico alle elezioni del 4 marzo scorso sia stata provocata dal fallimento della Buona Scuola, riforma promossa da Matteo Renzi (e dall’allora Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini).

Ne è consapevole lo stesso ex segretario del Partito Democratico, così come l’ex Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia che in un passo della sua lettera a Graziano Del Rio ha dichiarato:

Questa circostanza può rappresentare un banco di prova per la capacità del Pd di riannodare un dialogo costruttivo con il mondo della scuola.

A quanto pare il Partito Democratico si sta cominciando a preparare a delle eventuali nuove elezioni, ipotesi abbastanza probabile dopo il fallimento delle ultime consultazioni volute dal Presidente della Repubblica.

E per farlo sa di dover cominciare dalla Scuola, recuperando la fiducia di tutti quegli insegnanti che hanno definito la Legge 107/2015 come la peggiore riforma della scuola degli ultimi anni.

L’impegno della Serracchiani merita comunque un plauso: infatti ci uniamo a lei quando dice che lo stallo nella formazione di Governo non può “trasformarsi in penalizzazione per i lavoratori” e per le loro famiglie.

L’impegno del MIUR e di Valeria Fedeli

Visto quanto appena detto, la deputata eletta per il Partito Democratico ha chiesto a Graziano Del Rio di fare quanto in suo potere per avviare al più presto una discussione alla Camera e al Senato per salvaguardare il destino degli insegnanti con diploma magistrale.

A tal proposito la Serracchiani ha assicurato che da parte della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ci sarà il supporto tecnico utile per la risoluzione del problema. Tuttavia, nonostante l’impegno garantito dal MIUR e dalla Fedeli, la Serracchiani ritiene che questo sia un problema da affrontare in Parlamento, poiché è solo questo che può modificare le norme precedenti.

La domanda a questo punto è una sola: può l’attuale Parlamento approvare una nuova legge e salvare il destino di quegli insegnanti che dal prossimo anno scolastico rischiano di essere disoccupati senza l’appoggio di un Governo forte e legittimato? Difficile, ma non impossibile se tutti gli schieramenti politici – PD compreso – si dimostreranno uniti verso lo stesso obiettivo.